To communicate Per comunicare

Per comunicare

Le mie ricerche più recenti si muovono in direzioni diverse, ma nascono da un nucleo comune: l’interesse per la comunicazione profonda tra l’umano e il naturale. Osservo da sempre questa relazione, cercando di ascoltarla, affinarla, renderla più consapevole. Dall’oggetto all’insetto, dall’essere umano all’albero, ogni presenza, nella propria corporeità, custodisce un’essenza, un valore, un senso. Cerco gli occhi delle cose, per riprendere un discorso interrotto con le altre entità viventi e non viventi, da quando abbiamo iniziato a considerarci senza altra famiglia se non quella umana. Studio gli oggetti del quotidiano, l’anima che trattengono, la loro azione silenziosa, ciò che ancora hanno da dire. Ho da sempre un culto per gli oggetti, un dialogo aperto con la loro memoria e la loro presenza. Questo dialogo lo cerco anche con le persone, soprattutto quando lavoro con chi porta storie di fragilità o disagio. In questi incontri riconosco nuovi idiomi, nuove chiavi, nuovi modi di attraversare ed elaborare il tempo che viviamo. Mi muovo costantemente su più fronti, nella tecnica, nei materiali, nello stile, perché sento la necessità di procedere in più direzioni. Negli ultimi anni il mio interesse si è rivolto con forza anche al valore che l’arte può assumere nell’esistenza del singolo. Attraverso l’arteterapia accompagno altre persone a riconoscere i propri canali espressivi e a coltivare questa ricchezza di simboli, immagini e contenuti come possibilità di benessere personale e relazionale. Le immagini si riferiscono ad Animare l’animato, un lavoro di land art composto da strutture antropomorfe in canapa naturale e lana di pecora, realizzate su tronchi d’albero.

To Communicate

My most recent research moves in different directions, yet it arises from a shared core: the desire to explore the deep connection between the human and the natural world. I have always observed and listened to this relationship, allowing it to become more refined, more precise, more conscious. From the object to the insect, from the human being to the tree, every presence, in its own tangible physicality, holds an essence, a value, a meaning. I search for the eyes of things, attempting to resume a dialogue with living and non-living presences, a dialogue interrupted when we began to imagine ourselves as having no family beyond the human one. I study everyday objects, the soul they seem to carry, their silent action, what they still have to say. I have always felt a devotion to objects, an open dialogue with their memory and their presence. I also seek and nourish this dialogue with people, especially when working with those who carry stories of fragility or distress. In these encounters I recognise new languages, new keys, new ways of moving through and processing the time we live in. I work constantly across several fields, through technique, materials and style, because I need to move in more than one direction. In recent years my interest has also turned strongly towards the value art can hold in individual existence. Through my practice in art therapy, I accompany others in recognising their own expressive channels and in cultivating this richness of symbols, images and inner contents as a possibility for personal and relational well-being. The images refer to Animating the Animated, a land art work composed of anthropomorphic structures made of natural hemp and sheep’s wool, created on tree trunks.

( Ph Monica Deidda )











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